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Verona: magiche atmosfere e un pessimo senso dell’orientamento!

Camminare per ore visitando una delle città più romantiche al mondo. Perdersi. Ritrovarsi. Aaah, Magica Verona, con i tuoi colori e la tua storia. E la pioggia. E io in ciabatte.
Io e Davide a settembre abbiamo preso la macchina, zaino in spalla e due giorni all’insegna del viaggio e di nuove scoperte. Sebbene il tempo uggioso Verona rimane una delle mete da visitare almeno una volta nella vita, con la sua Cattedrale di S. Anastasia, Piazza delle erbe e la costola della balena, i castelli, l’Adige e lo stadio dell’Hellas Verona (dove Davide mi ha spinto ad entrare senza permesso, vorrei sottolineare, e non di mia iniziativa). L’unica pecca è l’assenza di bar nel centro, decisamente pochi, dove sedersi per una breve sosta e rimettersi in sesto. Ma poco male.
Poi sono tornata giusto ieri, sebbene il caldo cocente, e mi sembrava di non aver mai dimenticato le ricche vie della città. Ricche, certo, perché le atmosfere veronesi sono incomparabili: il profumo del fiume, i ponti di pietra, i palazzi storicamente appartenuti a nobile gente. La vera Verona, insomma. Non è solo l’Arena, ne tanto meno il balcone di Giulietta.
E quindi sono tornata con Federica che ho soprannominato “Federica On The Road” per il suo spirito avventuriero, l’ottimo  senso dell’orientamento e le foto sempre di spalle con il suo amato zaino della North Face. All’Arena lo spettacolo di Madama Butterfly ci aspettava alle 21:00 e quindi ne abbiamo approfittato per perderci nuovamente. A zonzo nella città di Romeo e Giulietta, io e Federica On The Road.  Abbiamo sorpassato il fiume e ci siamo fermate a mangiare un arancino alla salsiccia e un tramezzino con i gamberetti, due cose per niente veronesi, ma pazienza. Poi eccolo finalmente Castelvecchio che tanto cercavamo senza neppure un’indicazione.  Il castello è splendido, la sua pietra è splendida: il suo ponte di pietra è splendido. Prendere nota: acquistare Castelvecchio non appena diventerò milionaria. Ovviamente Federica OTR verrà con me.



Poi Madama Butterfly ha inizio e io e Federica OTR siamo sulle gradinate in uno dei punti più alti dell’Arena, vista grandiosa e un’esplosione di emozioni nel petto. Che scenografia e che costumi. La storia la conoscevo a grandi linee, di questa nobile, ma non più nobile, ragazza giapponese di nome Cho-cho-san che tutti non smettono irrimediabilmente di chiamare Butterfly per la sua gioia di vita; una vita che però non le ha riserbato molte gioie, dopotutto. E mentre lei danza e canta, noi quasi moriamo con lei, nella sua tragedia, nella sua storia. Nel suo bellissimo Giappone immaginato da Puccini. Che dire? Strano che Federica OTR non abbia pianto. Non è proprio da lei.
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Nata a Pavia, classe 1992, laureata in Product Design all'Accademia di belle arti di Brera, vorace lettrice, creativa, blogger a tempo perso, pessima youtuber.

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