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Recensione: “Paper Princess” di Erin Watt. Oscenità, temi scottanti e sessismo come se piovesse!

In tutta sincerità, lo dirò: non avevo la più pallida idea di cosa scrivere su Paper Princess, sebbene io abbia terminato questa lettura già un mese fa.  Non è stato in grado ne di rapirmi, letteralmente parlando, ne di impressionarmi particolarmente. Ne tanto meno ho avvertito l’urgenza di leggere i seguiti. Che non farò, per il mio infallibile (non poi troppo infallibile, dopo questo libro) senso di preservazione mentale. L’idea che è nata nella mia testa, capitolo dopo capito, è di essermi trovata aggrovigliata in una di quelle storie prive alla base di una morale e di una fine. Sarà stato il mio orgoglio nel voler a tutti i costi leggere un libro in inglese che ancora non fosse uscito nelle librerie italiane; o forse sarà stato il mio pessimo naso nel scegliermi il costui libro. Di certo ho fatto scelte migliori.

 

PAPER PRINCESS

Jeanne Ryan

Genere: New Adult, Romance | Editore: Sperling & Kupfer | Prezzo: 14,90 €, eBook 8,99 € | Pagine: 320
Data di pubblicazione: 30 maggio2017

A diciassette anni, Ella Harper ha già imparato a sbrigarsela da sola. Sempre in fuga, dalle difficoltà economiche e dagli uomini sbagliati di sua madre, si è districata tra mille lavori per riuscire a far quadrare i conti, studiare e costruirsi un futuro migliore. Finché, un giorno, nella sua vita compare un certo Callum Royal. Distinto ma deciso, nel suo costoso abito di sartoria, dice di essere il migliore amico del padre, che lei non ha mai conosciuto, nonché il suo tutore legale. In quanto tale, sarà lui d’ora in poi a sostenere le spese per il suo mantenimento e la sua istruzione, a patto che Ella accetti di vivere con lui e i suoi cinque figli. Ella sa che il sogno che Callum Royal sta cercando di venderle è sottile come carta.

 

La Sperling & Kupfer porta in Italia un successo oltreoceano, un genere Young Adult/ New Adult firmato da due autrici statunitensi molto quotate, unitesi nello pseudonimo di Erin Watt e che in breve tempo si sono trovate al vertice delle classifiche del New York Times. Com’è possibile? Bè, ricordate “50 sfumature di grigio“? Ecco, nello stesso ed inquietante modo. Davvero, ho ancora la pelle “d’uomo” (cit. Boris in “Balto”). E non di piacere, credetemi. E trovarmi di fronte ad un remaike per giovani lettori è stato incredibilmente un’esperienza che pensavo non avrei mai più ripetuto dopo “After” di Anna Todd. Eppure. Che poi all’inizio Paper Princess non mi era dispiaciuto, o almeno, non pensavo che avrebbe preso una via tutta in discesa, adornata da una buona dose di oscenità, temi scottanti mal riusciti, sessismo come se piovesse (e mannaggia a me, dove lascio sempre l’ombrello!?). Ho realizzato solo dopo un paio di giorni cosa avevo letto. Si può avere una post sbronza letteraria? Bé, io l’ho avuta.

Ma veniamo alla trama (quale trama?).
Ella non ha ancora raggiunto la maggiore età e si ritrova a vivere con il rimorso della madre morta di cancro, ma soprattutto da sola. Con lei c’è solamente la carta d’identità della madre e un vecchio orologio che sa essere appartenuto al padre mai conosciuto. Per pagarsi la retta della scuola e un futuro college, che potrebbe risollevare il suo discutibile stile di vita, lavora in uno strip club in città. Un giorno, però, le si presenta d’innanzi il ricco Callum Royals, per il quale, all’inizio, prova delle controversie, ma quando scopre essere stato il migliore amico di suo padre e di essere a conoscenza di tanti retroscena che lei stessa ne era all’oscuro sulla sua famiglia, decide di assecondare la sua richiesta di andare a vivere nella sua villa sull’oceano. Una vera e propria favola moderna, insomma. Eppure, sebbene non si aspettasse nulla, Ella, suo malgrado, si ritrova catapultata in un inferno dove i demoni hanno volti angelici e i soldi, il potere, la reputazione e il sesso contano più di qualunque altra cosa. Per lei è difficile convivere con l’astio provato dai fratelli Royals e più volte cade preda dei loro sotterfugi misogini mirati a spaventarla e offenderla gravemente. Ma in tutto questo, come se non bastasse, Ella non riesce proprio ad odiarli e inutilmente inciampa nuovamente negli stessi sbagli, prendendosi altresì una bella sbandata per Reed, il suo carnefice.


 

Non è detto che le belle cose appartengano alle belle persone

Nice things doesn’t equal nice people

                                             

Nietzsche era convinto che la vita fosse caratterizzata da un ciclo e che le situazioni, belle e brutte che siano, si sarebbero ripresentate all’inizio di un nuovo ciclo vitale. Ma in Paper Princess sfociamo davvero in un loop temporale dove la giovane protagonista, Ella, non impara mai veramente dai suoi sbagli, neppure sotto mille torture, neppure quando viene drogata, neppure vittima di un bullismo pressoché spietato, e neppure quando il suo orgoglio viene calpestato e lasciato a marcire nelle fogne. E come nelle fogne, cari lettori, la puzza è davvero insopportabile.

Certo, se vi capitasse di fare una passeggiata ed a un certo punto trovare un grosso cartello con su scritto “attenzione alla buca” e di constatare che, effettivamente, è l’unica buca presente nelle vicinanze non ci cadreste dentro, vero? Può capitare di essere distratti e finirci dentro con un piede una volta sola, ma la seconda stareste più attenti, giusto? Ebbene no. Per la dolce, forte e carismatica Ella non è così. Lei in quella buca ha proprio costruito delle solide mura per farci casa, a quanto pare. Una buca milionaria, ovvio, ma pur sempre una dannata buca del cavolo.

Il realismo della storia non è sicuramente l’elemento più considerato, portato all’estremo in scene copiosamente studiate, pacchiane, talvolta megalomani. Un linguaggio che lascia poco spazio a contenuti tangibili, importanti, senza alcuna morale, ma più finalizzato al travolgimento emotivo per il lettore. Se è di emozioni che le scrittrici volevano parlare, ebbene preda di emozioni i lettori si sono trovati. Chi emozioni contrastanti, chi positive. E poi c’è chi ha partecipato alla gara di lancio del libro in mare giungendo pure tra i primi classificati.Un romanzo dove l’amore prende una connotazione morbosa, pericolosa quasi, e l’adolescenza viene trattata con superficialità  e disprezzo. Si perde il senso umano, la logicità degli eventi, incappando in colpi di scena scadenti e fuori dal comune. Sebbene non si possa negare che Paper Princess sia un romanzo “accattivante” per la sua leggerezza nella prosa e velocità di lettura, i temi importanti sfruttati per fare audience come la mercificazione della donna, l’abuso sia fisico che psicologico, il bullismo, la droga, restano delle perversioni scaturite dalle menti di due autrici per ragazzi. Cosa che fa pensare, non credete?

 

VOTO: 2,5 stelle /su 5

 


LE AUTRICI

Erin Watt è lo pseudonimo di due autrici bestseller americane, unite dalla grande passione per i libri e per la scrittura. Entrambe sono scrittrici di grande successo nel settore YA e New Adult. La trilogia The Royals è il loro primo progetto insieme.

www.authorerinwatt.com

 

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Nata a Pavia, classe 1992, laureata in Product Design all'Accademia di belle arti di Brera, vorace lettrice, creativa, blogger a tempo perso, pessima youtuber.

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